venerdì 27 aprile 2012

Open Data

Per open data, o dati aperti,  si intende il fatto che la pubblica amministrazione renda disponibile in maniera gratuita, liberamente utilizzabile anche per scopi commerciali, e in formati elettronica, dati riguardanti la gestione del bene pubblico. Per quanto in Italia siamo ancora agli albori, infatti sono ancora molto poche le amministrazioni pubbliche che rilasciano informazioni in modalità aperta (vedi ad esempio quanto è disponibile della regione Lombardia), pare che nei paesi anglosassoni questa abitudine sia già consolidata.

Questo permette alle aziende italiane di iniziare a preparare idonei modelli di business, che permettano di estrarre valore aggiunto da questi dati, offrendo così servizi di consulenza o di accesso ai dati elaborati. Un esempio potrebbe essere la fruizione, mediante un sistema informativo geografico, della dislocazione degli agriturismi in Lombardia.

Un altro esempio concreto, sul quale sto lavorando (link1 e link2), è rappresentato dall'analisi dei dati pubblici messi a disposizione dal GME (Gestore dei Mercati Energetici) e riguardanti tutte le offerte in acquisto e vendita di energia elettrica sul mercato borsistico. In questo caso, gli strumenti di business intelligence messi a disposizione sono, per grande parte, derivati dagli strumenti che fisici e statistici usano ormai da molto tempo per l'analisi di fenomeni apparentemente caotici.

Passo facile da prevedere, e che porterà un grosso valore aggiunto alla semplice analisi sui dati aperti, sarà la possibilità di integrare più fonti dati. Fonti che possono essere, a loro volta, ancora dati aperti oppure dati proprietari già in possesso di società o enti di analisi socio-economiche.

La conclusione è che può convenire aprire gli occhi per non farsi trovare impreparati dalle nuove esigenze di mercato, visto che abbiamo la possibilità di anticiparli.


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